Untitled Document
  homepage
Club Alpino Italiano
Sezione di Venezia
Untitled Document

contattaci   mappa del sito
Untitled Document  foto gentilmente concessa dal dott. Federico Miani
Mercoledi 8 Settembre 2010


Untitled Document pericolo valanghe   Untitled Document links  

 

SCALA DEL PERICOLO

STABILITÀ DEL MANTO NEVOSO

PROBABILITÀ DI DISTACCO DI VALANGHE

DEBOLE

Il manto nevoso è in generale ben consolidato e stabile

Il distacco è generalmente possibile solo con un forte sovraccarico su pochissimi pendii ripidi estremi. Sono possibili solo piccole valanghe spontanee (cosidetti scaricamenti)

MODERATO

Il manto nevoso è moderatamente consolidato su alcuni pendii ripidi, per il resto è ben consolidato

Il distacco è possibile soprattutto con un forte sovraccarico sui pendii ripidi indicati. Non sono da aspettarsi grandi valanghe spontanee

MARCATO

Il manto nevoso presenta un consolidamento da moderato a debole su molti pendii ripidi

Il distacco è possibile con un debole sovraccarico soprattutto sui pendii ripidi indicati. In alcune situazioni sono possibili valanghe spontanee di media grandezza e, in singoli casi, anche grandi valanghe

FORTE

Il manto nevoso è debolmente consolidato sulla maggior parte dei pendii ripidi

Il distacco è probabile già con un debole sovraccarico su molti pendii ripidi. In alcune situazioni sono da aspettarsi molte valanghe spontanee di media grandezza e, talvolta, anche grandi valanghe

MOLTO FORTE

Il manto nevoso è in generale debolmente consolidato e per lo più instabile

Sono da aspettarsi numerose grandi valanghe spontanee, anche sul terreno moderatamente ripido

 

Caratteristiche della scala

La scala europea del pericolo da valanghe è destinata ai frequentatori della montagna al di fuori delle zone controllate ed agli operatori nell’ambiente innevato.
 

DEFINIZIONI E BASI CONCETTUALI DELLA SCALA
Nel corso del 6° incontro internazionale del Gruppo di lavoro dei Servizi di Previsione Valanghe tenutosi in Baviera nell’aprile 1993, è stato finalmente raggiunto un accordo fra i vari paesi su una scala di pericolo unificata. La discussione alla quale hanno partecipato i rappresentanti di Austria, Francia, Germania, Italia, Spagna e Svizzera, ha portato alla definizione di un testo comune che riguarda le seguenti sezioni:
 

GRADAZIONE DEL PERICOLO
La scala si compone di 5 gradi di pericolo crescente, individuati con indici numerici da 1 a 5:
1 DEBOLE
2 MODERATO
3 MARCATO
4 FORTE
5 MOLTO FORTE

Il termine "estremo" può essere utilizzato nei bollettini per indicare situazioni valanghive eccezionali. E’ da sottolineare che la scala non è lineare, in quanto il grado mediano ( 3 marcato ) non rappresenta un pericolo medio, bensì un pericolo superiore.

STABILITÀ DEL MANTO NEVOSO
Dal punto di vista fisico non è corretto utilizzare una scala della stabilità, in quanto non è possibile individuare situazioni intermedie tra un pendio nevoso stabile e uno instabile. Nella scala di pericolo unificata viene pertanto utilizzata una scala del consolidamento del manto nevoso, con le seguenti definizioni:
BEN CONSOLIDATO
MODERATAMENTE CONSOLIDATO
DA MODERATAMENTE A DEBOLMENTE CONSOLIDATO
DEBOLMENTE CONSOLIDATO

Solamente per i gradi di pericolo 1 e 5 vengono utilizzate rispettivamente le definizioni "manto nevoso stabile" e "manto nevoso instabile". Poiché il pericolo da valanghe non è presente in modo uniforme su tutto il territorio, la scala utilizza il concetto di pendii ripidi (con inclinazione pari o superiore a 30 gradi) per localizzare il pericolo secondo i seguenti criteri di estensione: pochissimi, alcuni, molti, maggior parte dei pendii ripidi.

PROBABILITÀ DI DISTACCO DI VALANGHE
Per ogni grado di pericolo una prima fase indica l’entità del sovraccarico necessario per provocare distacchi; una seconda frase descrive la situazione nei riguardi dei distacchi spontanei previsti (con riferimento al numero ed alle dimensioni delle valanghe). Il tipo di sovraccarico viene così definito:
DEBOLE (singolo sciatore, escursionista senza sci)
FORTE (gruppo compatto di sciatori, mezzo battipista, uso di esplosivo)

COLORI DI RIFERIMENTO
Ciascun grado di pericolo è contraddistinto da un colore: i colori, scelti secondo una scala semaforica, sono:
1 VERDE
2 GIALLO
3 ARANCIONE
4 ROSSO
5 ROSSO A SCACCHI NERI*

* così come sostituito in conformità agli accordi presi a Trento nel 10° incontro internazionale dei Servizi di previsione delle valanghe

TEMPI DI ATTUAZIONE

Nei bollettini nivometeorologici la scala europea è stata adottata, ad iniziare dalla stagione invernale 1993/94, in tutti i paesi dell’Arco Alpino ed in Spagna.

CONFRONTO CON LA VECCHIA SCALA DI PERICOLO
La scala europea del pericolo da valanghe sostituisce quella precedentemente utilizzata in Italia, a 8 gradi di rischio. La nuova scala si riferisce al termine "pericolo", anziché "rischio", per dare un’idea di oggettività nella descrizione della situazione valanghiva La riduzione del numero dei gradi di pericolo agevola il riconoscimento delle situazioni di pericolo, che vengono così rappresentate in modo crescente in relazione al grado del consolidamento del manto nevoso.

DEFINIZIONI IMPORTANTI PER UN CORRETTO USO DELLA SCALA
PICCOLE VALANGHE: generalmente non arrecano danni alle persone;
MEDIE VALANGHE: si limitano ai versanti;
GRANDI VALANGHE: raggiungono il fondovalle;
PENDII RIPIDI: con inclinazione superiore a 30 gradi;
PENDII RIPIDI ESTREMI: con caratteristiche sfavorevoli per quanto riguarda l’inclinazione, la forma del terreno, la vicinanza delle creste, la rugosità del suolo...;
DISTACCO SPONTANEO: che avviene senza l’intervento dell’uomo.
Una sezione "CONSEGUENZE E MISURE", per l’informazione e l’allertamento degli Enti e delle Amministrazioni preposte alla salvaguardia della pubblica incolumità, non è stata definita a livello internazionale, per la diversa situazione giuridica esistente nei diversi paesi. Le indicazioni per scialpinisti, escursionisti e sciatori fuori pista sono state concordate tra Italia ed Austria.

 
Legenda dei termini maggiormente usati
nella redazione di un bollettino VALANGHE

ACCUMULO EOLICO: neve che viene trasportata dal vento e che si accumula in modo irregolare per spessore e per distribuzione.
ALTA PRESSIONE: zona nella quale la pressione atmosferica è più alta di quella media (1013 HPa).
ANTICICLONE: equivalente ad alta pressione.
ASSESTAMENTO: processo di diminuzione dello spessore del manto nevoso per azione del peso proprio e dei fenomeni di metamorfismo distruttivo o da fusione. La velocità di assestamento è fortemente influenzata dalla temperatura. Ne consegue un addensamento ed un consolidamento del manto nevoso.
BASSA PRESSIONE: zona nella quale la pressione atmosferica è più bassa di quella media (1013 HPa).
BRINA DI FONDO: cristalli di neve a calice con scarsissima coesione tra di loro; si forma generalmente alla base del manto nevoso per effetto del metamorfismo da gradiente. Anche uno strato di neve dura e compatta (lastrone) favorisce la formazione di questo tipo di cristalli con scarsissima resistenza alle sollecitazioni, che costituiscono strati delicati all'interno del manto nevoso.
BRINA DI SUPERFICIE: lamelle di ghiaccio dalla forma di foglie o di ventaglio, che si formano sulla superficie della neve per la sublimazione del vapore acqueo contenuto nell'aria in prossimità del suolo. Notti limpide e serene, temperature basse ed assenza di vento favoriscono la formazione di questa brina che, se inglobata in successive nevicate, può costituire uno strato delicato di facile rottura e piano di scivolo ideale per gli strati superiori.
CANALONE: profondo solco di erosione in un versante.
COESIONE: per coesione si intende la capacità che hanno i cristalli di restare uniti tra di loro a seguito dei legami che si sono creati.
COLATA: equivalente di scaricamento.
COMPATTAZIONE: riduzione dello spessore degli strati superficiali del manto nevoso, con conseguente aumento della densità, causata da agenti meccanici o fisici esterni.
CONCA: depressione di forma subcircolare di un versante.
CONSOLIDAMENTO: risultato dell'effetto di vari fenomeni all'interno del manto nevoso tendenti a stabilizzare il manto nevoso.
CORNICE: deposito di neve accumulata dal vento sui crinali e sulle creste più affilate, sporgenti ed aggettanti su versante sottovento.
CROSTA DA FUSIONE E RIGELO: strato generalmente superficiale (può essere inglobato da successive nevicate) che si forma per l'alternarsi di temperature elevate e temperature basse che provocano dapprima la fusione della neve e successivamente il suo congelamento.
CROSTA DA VENTO: strato di neve di scarso spessore che si forma sui versanti per effetto combinato della pressione esercitata dal vento e dai suoi effetti meccanici.
DEPOSITO: equivalente di accumulo.
DEPRESSIONE: equivalente a bassa pressione.
DISTACCO: rottura delle condizioni di equilibrio del manto nevoso su un pendio sottoposto a forze di varia natura, che origina la caduta di una valanga.
 - provocato: distacco accidentale o volontario dovuto ad un intervento esterno dell'uomo o animale.
 - spontaneo: distacco naturale dovuto a cause interne al manto nevoso.
EROSIONE: riduzione dello spessore del manto nevoso causata dall'azione del vento.
ESCURSIONE TERMICA: differenza tra la temperatura massima e la temperatura minima misurata in un giorno (24 ore).
ESPOSIZIONE: collocazione di un sito rispetto ai punti cardinali (orientamento) e a determinati parametri (sole, vento).
GRADIENTE TERMICO: è una grandezza vettoriale, definita in nivologia dal rapporto tra la differenza di temperatura misurata in due punti sulla stessa verticale a diversa profondità nel manto nevoso e la loro distanza; è definita in gradi centigradi / metro.
INSTABILITÁ: condizione del manto nevoso, con forze resistenti molto basse.
INVERSIONE TERMICA: stato atmosferico in cui la temperatura nei bassi strati è inferiore rispetto a quella negli strati più alti.
ISOTERMIA: o equitemperatura, cioè quando nel manto nevoso lungo il suo profilo verticale si misurano temperature simili (gradiente < 0,1°C/cm) di norma vicine a 0°C.
LASTRONE DA VENTO: Strato di deposito di neve trasportata dal vento, formato da cristalli molto fini e frammentati, generalmente compattati. Si localizza prevalentemente sui versanti sottovento.
LIMITE DELLE NEVICATE: quota oltre la quale nevica e al di sotto piove. In linea generale i cristalli di neve si conservano tali sino a circa 100-200 m al di sotto della quota dello zero termico; in caso di abbondanti nevicate, specie se prolungate, situazioni orografiche particolari e diversi altri fattori, tale limite può abbassarsi ulteriormente.
LIMITE DEL BOSCO: quota massima raggiunta dalla vegetazione boschiva che garantisce una copertura completa del sottobosco (le chiome degli alberi si sfiorano).
LUOGHI PERICOLOSI: nel bollettino vengono indicati e descritti in modo dettagliato, (quota esposizion , forma del terreno ecc.) e rappresentano le zone più critiche per quanto riguarda la stabilità del manto nevoso.
METAMORFISMO DA FUSIONE: metamorfismo della neve che raggiunge la temperatura di 0°C, che costituisce il suo punto di fusione. Dallo stato solido passa allo stato liquido.
METAMORFISMO COSTRUTTIVO: con il metamorfismo costruttivo si instaurano processi fisici che in estrema semplificazione possono essere spiegati in questi termini: dell'aria relativamente calda e quindi più leggera, generalmente in prossimità del terreno o in uno strato relativamente caldo, sale attraverso le porosità negli strati superiori più freddi. Quest'aria, satura di vapore acqueo, deve separarsi dal vapore in eccedenza nelle zone superiori più fredde (legge fisica). Questa si deposita sui cristalli degli strati soprastanti e con il proseguire di questo trasporto di umidità porta ad un processo di crescita dei cristalli stessi. Le nuove forme saranno angolari con spigoli e superfici piane. Se il processo di crescita prosegue per un certo periodo, i cristalli riprendono una forma esagonale e subito, con il proseguire dello sviluppo, una forma cava a bicchiere rovesciato, conosciuta anche come brina di fondo. Lo stadio finale di metamorfismo porta alla formazione di cristalli con forme molto deboli e con scarsissimi legami fra loro che danno origine a strati di neve chiamati a debole coesione.
METAMORFISMO DISTRUTTIVO: il metamorfismo distruttivo è un processo fisico per effetto del quale i cristalli di neve fresca (grande superficie) si trasformano nelle forme più piccole possibili (forme sferiche). Sono soprattutto gli agenti meccanici naturali (pressione ed attività eolica) che favoriscono questo processo. Inoltre per sublimazione ogni singolo cristallo tende a ridurre la sua forma originale ad una più semplice con minor tensione di vapore nella vicinanza delle ramificazioni. Lo stadio finale del metamorfismo distruttivo è raggiunto quando i singoli grani di forme piccole e rotonde hanno un diametro di circa 0,1 - 0,8 mm.
NEVE FRESCA: misura verticale su piano orizzontale della quantità di neve caduta, riferita ad un periodo di osservazione.
PENDIO: parte di un versante caratterizzato da una pendenza uniforme.
PERCORSO ABITUALE: sito valanghivo che durante una stagione invernale viene interessato da uno o più eventi.
PRESSIONE ATMOSFERICA: pressione (forza peso su superficie unitaria) esercitata dall'atmosfera, unità di misura HPa.
PROFILO STRATIGRAFICO: rappresentazione grafica dei risultati della prova stratigrafica e penetrometrica che il Servizio Prevenzione Valanghe regolarmente effettua all'interno del manto nevoso. Dà informazioni sulla resistenza del manto nevoso alla penetrazione di una apposita sonda, la successione dei diversi strati componenti il manto, identifica i tipi di cristalli che li compongono, le dimensioni, l'umidità, la temperatura ecc.
QUADRANTI: collocazione rispetto ai punti cardinali:
 - orientali : esposti a NE -E - SE
 - meridionali : esposti a SE - S- SW
 - occidentali : esposti a SW - W -NW
 - settentrionali : esposti a NW - N - NE
RIALZO TERMICO: accompagnato solitamente da un aggettivo (es. marcato, moderato ecc.) indica un aumento della temperature dell'aria rispetto alla situazione precedente.
RIGELO: ritorno delle temperature della neve a valori inferiori a 0°C, con nuovo congelamento degli strati di neve precedentemente sottoposti a fusione.
SCARICAMENTO: valanga di dimensioni troppo esigue per essere ascritta come tale, solitamente di neve a debole coesione.
SCHIARITA: situazione in cui le nubi si diradano facendo apparire il cielo ed il sole. Sono frequenti in montagna anche in condizioni di tempo perturbato.
SISTEMA FRONTALE: equivalente di fronte.
SOLEGGIAMENTO: azione della radiazione solare diretta.
SOPRAVENTO: zona esposta direttamente all'azione del vento.
SOTTOVENTO: zona riparata rispetto all'azione diretta del vento.
SOVRACCARICO: carico addizionale al manto nevoso dovuto a fattori esterni (persone, mezzi meccanici, esplosivi ecc.)
 - debole: ad esempio singolo sciatore o escursionista a piedi ecc.
 - forte: ad esempio gruppo compatto di sciatori, mezzo battipista, uso di esplosivi ecc.
STABILITÀ: rapporto tra le forze resistenti e quelle che concorrono al movimento della neve al suolo.
TEMPO ATMOSFERICO: complesso di elementi meteorologici che caratterizzano un certo stato dell'atmosfera, in un certo luogo e in un lasso di tempo più o meno lungo.
TRASPORTO DELLA NEVE: spostamento di masse di neve per azione del vento.
VALANGA: massa di neve in rapido movimento lungo un pendio:
 - piccola: localizzata in piccoli siti che normalmente non arreca danno alle persone;
 - media: si limita a pendii uniformi rispetto ai versanti;
 - grande: interessa interi versanti e raggiunge i fondovalle producendo danni a strutture e/o boschi;
 - spontanea: il distacco avviene per cause naturali, senza l'influenza dell'uomo;
 - provocata: il distacco è causato dall'azione volontaria o involontaria dell'uomo.
VERSANTE: fianco o falda di una montagna con la stessa esposizione:
 - al sole: esposto alla radiazione solare diretta;
 - all'ombra: riparato rispetto alla radiazione solare diretta;
 - meridionale: esposto a sud
 - occidentale: esposto a ovest
 - orientale: esposto a est
 - settentrionale: esposto a nord
 - aperto: con morfologia omogenea poco accidentata.
ZERO TERMICO: quota al di sopra della quale la temperatura dell'aria nella libera atmosfera è sotto 0°C.

 
Per maggiori informazioni, scrivi al webmaster del sito 
 


altri siti



siti meteo



bollettini meteo



pericolo valanghe



accessi riservati
Untitled Document
Club Alpino Italiano, Sezione di Venezia www.caivenezia.it - email: info@caivenezia.it
Segreteria e sede sociale: Cannaregio 883/C, 30121 Venezia - Tel. 041716900 -
Orari segreteria: Lunedì 10:00-12:00, Mercoledì 17:00-19:00, Venerdì 17:00-19:00
Club Alpino Italiano   Club Alpino Italiano, Sezione Centrale